Il gigante di roccia dell’Appennino

Oggi ci cimenteremo con un trekking davvero intrigante e che viene intrapreso da tantissimi appassionati di montagna.

Un trekking che ci porterà fin su la vetta rocciosa del più alto monte dell’appennino.

Arriveremo infatti ai 2.912 metri della vetta occidentale del Corno Grande del Gran Sasso.

Affronteremo l’escursione partendo dalla parte aquilana del Gran Sasso e più precisamente da Campo Imperatore.

Arriviamo al grande altopiano uscendo dall’autostrada ad Assergi, appena finita la lunga galleria del Gran Sasso.

Paghiamo € 10,00 per poter percorrere l’ultimo tratto della strada che ci porterà fino allo spiazzale dove si trova l’arrivo della funivia e dove troviamo l’osservatorio e il vecchio albergo (abbandonato) dove fu tenuto prigioniero Benito Mussolini e dove fu liberato dai tedeschi il 12/09/1943.

Parcheggiata l’auto e indossati gli scarponcini da trekking, muniti di bastoncini e vestiti di tutto punto per il vento freddo che spira, anche considerando i 2.150 metri circa di altezza.

Si parte proprio dall’osservatorio.

Vista su Campo Imperatore

Da qui inizia il sentiero, segnalato con i cartelli che però non sono esattamente attendibili riguardo i tempi di percorrenza.

Iniziamo subito in salita con qualche tratto esposto poco prima di arrivare alla sella di monte Aquila.

I panorami sono sul piano di Campo Imperatore e sulle montagne intorno.

Panorama sul piano di Campo Imperatore

Dalla sella il sentiero si biforca.

Verso la sella di monte Aquila

Da una parte si sale al rifugio Duca degli Abruzzi, dall’altra si continua verso la nostra meta.

Il panorama varia, da una parte ancora il piano di Campo Imperatore, dall’altra una bella schiera di alte montagne della catena del Gran Sasso.

Dopo poco troviamo un bivio, da una parte si prende la direttissima per la vetta occidentale, consigliata solo a esperti escursionisti con caschetto al seguito.

Il pericolo di caduta pietre è piuttosto alto.

Noi proseguiamo per la via normale.

Dopo un tratto con poca pendenza iniziamo a salire decisamente e ci troviamo alla sella del Brecciaio.

Sulla sella del Brecciaio

Intorno a noi il panorama è magnifico.

Poco dopo la sella scorgiamo, non molto lontani da noi, un branco di camosci che pascola tranquillo.

Branco di camosci
Un camoscio che spunta tra le rocce

Proseguiamo in salita il nostro avvicinamento alla cima con bel panorama sul Corno Piccolo e in lontananza sul lago di Campotosto e sui monti della Laga e verso i Sibillini.

Il lago di Campotosto sullo sfondo

La salita si fa davvero dura e spesso dobbiamo mettere le mani a terra per issarci tra le rocce che in ripidissima salita ci portano verso la vetta occidentale.

La ripida salita

Guardare dall’alto il sentiero e la ripidissima salita appena percorsa è davvero impressionante e mette quasi i brividi.

Il sentiero visto dall’alto

Arriviamo così intorno al ghiacciaio (o quello che rimane) del Calderone.

La conca del ghiacciaio del Calderone

Questo è il ghiacciaio più meridionale d’Europa e l’unico dell’appennino.

Peccato che negli ultimi decenni si sia ridotto notevolmente, rimanendo davvero esiguo.

Il ghiacciaio del Calderone

Costeggiamo per un breve tratto il ghiacciaio per poi intraprendere l’ultima salita che ci porta ai 2.912 metri del gigante dell’appennino.

Arriviamo così dopo pochi minuti sulla cima dove è stata scritta l’altezza sul livello del mare e davanti alla quale è stata alzata una croce.

La vetta del Gran Sasso

Splendido e impressionante il panorama che si gode dalla vetta, peccato per un po’ di nuvole che ce lo offuscano in parte.

Panorama dalla vetta

Facciamo pranzo contornati da diversi uccellini in attesa di qualche briciola dei nostri panini.

Dopo un po’ di riposo ripartiamo, prendendo con attenzione lo stesso sentiero dell’andata che in circa 3 ore e 45 minuti ci riporta a Campo Imperatore, contemplando i panorami da una prospettiva diversa di quella dell’andata.

Lungo la discesa

Non ci resta che ripartire per casa, con impressi negli occhi e nella mente panorami sconfinati e stupendi ed emozioni davvero forti che ci fanno dimenticare la fatica dell’escursione.

Alla fine abbiamo percorso 9,75 Km in circa 8 ore e 15 minuti comprese le soste, con un dislivello di 750 metri circa.

Il trekking deve essere affrontato da escursionisti abbastanza esperti, facendo molta attenzione per i tratti ripidi su roccia scivolosa.

Inoltre è importante indossare il giusto abbigliamento, scarpe da trekking, bastoncini, pantaloni lunghi felpa e giacca antivento oltre al cappello, burro cacao e d’estate crema solare.

Molto importante anche una giusta scorta d’acqua (almeno 1,5 litri) dato che lungo il percorso non ci sono fonti.

Per saperne di più:

https://www.gransassolagapark.it/

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