Le stimmate di San Francesco

La Verna

Oggi visiteremo un luogo davvero speciale, il luogo dove nel 1224 Giovanni di Pietro di Bernardone, più conosciuto ai posteri come San Francesco d’Assisi, ricevette le sacre stimmate.

Infatti nel 1224 San Francesco si ritirò su questo monte in contemplazione e preghiera e secondo la tradizione ebbe una visione di un serafino crocifisso, dopo di che in Francesco apparvero nelle mani e nei piedi i segni dei chiodi e una cicatrice nel costato.

Così scrive San Bonaventura nella Leggenda Maggiore:

Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul
fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate,
discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell’aria, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce.

Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due
velavano tutto il corpo.
A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore.
Provava letizia per l’atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la
figura del serafino.

Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l’anima con la spada dolorosa della
compassione.
Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l’infermità della passione
non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino.

Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito.

Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi
lasciò impressi nella sua carne.
Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come
quelli che poco prima aveva osservato nell’immagine dell’uomo crocifisso.
Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi
sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta.

Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano
allungate, piegate all’indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne.
Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso
emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande.

Da quel momento La Verna fu indissolubilmente legata a San Francesco e alla sua spiritualità e ancora oggi folle di pellegrini e turisti arrivano in questo luogo sotto il monte Penna, richiamati da arte, fede e spiritualità.

Lasciamo l’auto nel parcheggio a pagamento vicino al Santuario.

Da qui in poche centinaia di metri siamo al cancello che segna l’entrata al complesso.

Incontriamo tante persone con zaini e bastoncini da trekking, la zona infatti si presta moltissimo a escursioni e cammini, considerando anche che il Santuario sorge a 1.128 metri si altezza.

All’entrata troviamo una statua di San Francesco che ci accoglie e sembra dirci “prego entrate”.

Dopo pochi passi siamo al complesso del Santuario e passando all’interno della foresteria con il suo chiostro e poi il chiostro con al centro un pozzo.

Qui c’è anche una sala museo della civiltà contadina.

Usciti dal chiostro entriamo nella cappella di Santa Maria degli Angeli, al cui interno troviamo due belle pale in terracotta invetriata policroma di Andrea della Robbia che dividono in due parti la cappella.

In fondo, all’altare, il grande dossale in terracotta invetriata sempre di Andrea della Robbia eseguito nel 1488.

Usciamo sul piazzale centrale che è anche un belvedere che si apre su tutta la zona montana limitrofa.

Il piazzale è chiamato quadrante per la meridiana, orologio solare, inciso sulla parete del campanile della Basilica.

Nel piazzale è anche una grande croce in legno che si affaccia sul belvedere.

Entriamo nella Basilica maggiore, anche questa piena di opere d’arte.

Davanti la Basilica e al lato c’è un portico di accesso, noi entriamo dalla porta laterale.

Da notare all’interno notevoli pale d’altare in terracotta invetriata.

In due belle cappelline rinascimentali lungo la navata centrale troviamo due terrecotte invetriate di Andrea della Robbia, a sinistra l’Annunciazione e a destra la Natività.

Notevolissima e davvero imponente la terracotta invetriata dell’Ascensione di Gesù di Andrea della Robbia.

Altra bellissima pala di Andrea della Robbia è la Madonna del Rifugio.

Inoltre interessante, nella cappella di San Michele, una tela con San Michele Arcangelo di Emanuele da Como, sotto la quale ci sono le spoglie del Beato Giovanni della Verna.

Entriamo poi nella cappella delle reliquie, dove troviamo al centro un saio appartenuto a San Francesco.

Usciamo dalla chiesa e ci troviamo direttamente nel corridoio delle stimmate.

Qui subito troviamo una cappellina con una pietà tra i santi, bella maiolica dipinta, opera di Santi Buglioni.

Percorriamo il corridoio dove lungo il muro troviamo affreschi raffiguranti scene di vita di San Francesco.

A circa metà corridoio c’è un arco sulla destra da dove si esce e si scende al cosiddetto letto di San Francesco.

Si tratta di una piccola grotta dove San Francesco riposava stendendosi per terra.

Alla fine del corridoio si scende verso una serie di cappelline.

Troviamo l’oratorio di Sant’Antonio e soprattutto la cappella delle stimmate, il luogo dove Francesco ricevette le stimmate il 17 settembre 1224.

Nella cappella è segnalato, con una lapide, il luogo preciso dove successe il prodigioso evento.

Molto bello il coro ligneo intarsiato e la grandiosa pala d’altare in terracotta invetriata raffigurante la Crocifissione eseguita da Andrea della Robbia.

Il luogo è davvero pieno di misticismo e spiritualità.

Passando per la cappella di San Bonaventura e San Sebastiano usciamo sul precipizio.

Si tratta di uno spettacolare passaggio sulla roccia con bellissimo panorama sulle foreste sottostanti e sull’appennino.

Si narra che in questo luogo il diavolo afferrò Francesco per gettarlo nel vuoto, Francesco, invocando Dio, protese le mani verso la roccia che divenne molle e permise al Santo di aggrapparsi e salvarsi.

Ora ci spostiamo nel vialetto a fianco del corridoio delle stimmate da dove scendiamo, tramite un sentierino, al Sasso Spicco.

Luogo davvero spettacolare.

Si tratta di un masso che sporge sopra il passaggio e dove spesso San Francesco si recava per pregare e contemplare.

Ora al masso è stata appoggiata una croce in legno.

Davvero bello, affascinante e misterioso il luogo.

Risaliamo al piazzale del quadrante, poi di fronte alla cappella di Santa Maria degli Angeli usciamo dalla porta degli uccelli dove arriva la strada lastricata che sale dal borgo di Beccia.

Scendiamo per qualche metro lungo la strada per poi rientrare nel Santuario e dopo un ultimo sguardo dal quadrante, dirigersi verso l’auto salutando La Verna.

La Verna è un luogo davvero fantastico, sia dal lato artistico, che paesaggistico e soprattutto spirituale.

Un luogo assolutamente da non perdere e che rimane nel cuore.

L’unico consiglio è di visitarlo, se possibile, in giorni feriali perchè nei festivi il grande afflusso di pellegrini e turisti toglie un po’ della magia del luogo.

Per saperne di più: https://www.laverna.it/

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