
E’ una calda giornata di metà agosto, il caldo si fa sentire, eccome.
Ci dirigiamo per questo motivo verso sud lungo l’A14 e poi l’A25 fino all’uscita di Sulmona/Pratola Peligna e poi su in salita fino ad arrivare a Campo di Giove piccolo paese di cui avevo sentito molto parlare e che mi aveva sempre destato una certa curiosità.
Siamo a 1060 mt slm e la temperatura è davvero piacevole, parcheggiamo in un parcheggio più vicino possibile al centro storico. Oggi nel paese c’è il mercato e anche moltissima gente in giro per le strade, cosa inaspettata per un paese di circa 750 abitanti.
Il primo monumento che ci si presenta davanti ai nostri occhi è il bel palazzo Nanni e davanti una raccolta piazzetta brulicante di turisti e abitanti.
Attraversiamo la strada e arriviamo ad una piazza più grande con al centro un monumento dei caduti e da qui in salita fino ad un’altra piazza con il palazzo comunale.
Da qui inizia il dedalo di viuzze della parte più antica del centro storico, ci addentriamo tra scorci pittoreschi fino ad arrivare alla parte più alta del paese dove si entra per una porta in quella che doveva essere la rocca.

L’entrata è molto bella con una serie di archi, da uno di questi arriviamo ad una corte interna che doveva corrispondere con la parte nobile della rocca.
Usciamo da un altro arco e ci troviamo su un piazzale con un belvedere sul Monte Amaro e sulle montagne circostanti.

Dopo esserci ristorati la vista e l’anima con il panorama rientriamo da un altro arco dentro il centro storico e giù per vicoletti fino ad arrivare ad una bella casa che ci attira. Si tratta di Casa Quaranta del XV secolo a due piani con entrate separate, quella del secondo piano è in cima ad una ripida scalinata, dove è ospitata una biblioteca, un museo e una sala internet.

La casa è aperta ed entriamo, al primo piano c’è il museo di arti e tradizioni popolari, mentre al secondo piano c’è un’esposizione di opere dello scultore di Campo di Giove Liborio Pensa. Scendiamo ancora, tra archi e vie coperte fino a intersecarci con una lunga e ripida scalinata che scende dal belvedere in cima al paese.

Siamo ritornati nella parte bassa del paese dove facciamo un giro all’interno del mercato alla scoperta dei prodotti tipici locali.
Il tempo di una rapida visita alla piccola chiesa di San Rocco e via verso l’auto, ripartiamo in cerca di un posto dove poter pranzare. Ci dirigiamo verso il vicino paese di Cansano, dove ci fermiamo all’agriturismo Capriccio di Giove appena fuori dal paese.
Mangiamo al fresco sotto un pergolato, scegliamo tutte ottime tipicità del luogo, il rapporto qualità prezzo del locale è buono.
Ripartiamo così verso la valle, salutando almeno per ora le temperature piacevoli della montagna.
Superiamo Sulmona e ci dirigiamo verso Bussi sul Tirino, il paese è alla nostra destra ed è dominato dalla rocca, che a vederla dall’auto sembra sia stata recentemente restaurata, ma quello che ci colpisce è alla nostra sinistra.
Si tratta di quel che resta della chiesa di Santa Maria di Cartignano in stile romanico.

La chiesa è davvero affascinante senza copertura e con gli archi che dividono le navate, con la sua facciata praticamente intatta, così come l’abside e la parte posteriore della chiesa.
E’ uno spettacolo vedere la chiesa in tutte le sue angolazioni girando intorno alla recinzione.
Peccato non essere capitati al tramonto che penso sia il momento più bello per ammirare in tutto il suo splendore la chiesa (già splendida così), ho visto delle foto e penso che in quel momento della giornata ci sia qualcosa di magico che emana dalle antiche mura.
La chiesa trascende dal mondo fisico, si tratta di uno di quei monumenti metafisici che vanno ben oltre ciò che è visibile.
Da qui ci spostiamo di qualche chilometro fino ad arrivare a valle del paese di Capestrano, non lontano dal fiume Tirino, dove si organizzano giri in canoa adatti per tutti (Passiamo proprio vicino al parcheggio pieno da dove si parte per l’avventura sul fiume).
Ma la nostra metà è l’Abbazia di San Pietro ad Oratorium, qui troviamo un gentilissimo custode (la visita è gratuita) che ci illustra qualche particolarità della Chiesa e di quello che erano le parti dove vivevano i monaci.

Nella forma attuale la chiesa risale al 1100 circa, la facciata è semplice con un bel portale, il custode ci fa notare una pietra squadrata: il SATOR. Si tratta di una pietra in cui le parole possono essere lette da sinistra a destra e viceversa ed anche dall’alto in basso e viceversa.

L’interno della chiesa è splendido, vi è presente anche un bel ciborio duecentesco e alle spalle sull’abside centrale un grande affresco raffigurante Cristo in trono tra gli Evangelisti.

All’esterno della chiesa si trova un giardino diviso in quattro rettangoli uguali ed al centro un pozzo, questo è tutto ciò che rimane del convento.
Salutiamo ringraziando il gentilissimo e appassionato custode e ci muoviamo, con la comoda e larga strada verso l’altopiano di Navelli, lungo la strada ci incuriosisce una chiesa isolata che si staglia a poca distanza da Caporciano.
Si tratta della chiesa di Santa Maria de’ Centurelli. Parcheggiamo a fianco della chiesa e mentre ci dirigiamo verso l’entrata arriva un autobus da cui scende un folto gruppo di ragazzi.
Chiediamo e veniamo a sapere che si tratta di una compagnia teatrale che proprio nel tardo pomeriggio allestirà all’interno della chiesa lo spettacolo “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare.
Peccato non poter assistere alla rappresentazione.
La chiesa ha una facciata rinascimentale, all’interno si nota un’iconostasi orientaleggiante, che ricorda un po’ le chiese ortodosse, nella parte dietro l’altare. Sono presenti anche alcuni apprezzabili affreschi.

La chiesa si trova lungo il tratturo L’Aquila-Foggia e a fianco della chiesa è un porticato dove un tempo trovavano rifugio i pastori che seguivano le greggi, oggi invece qui si stanno svolgendo le prove per lo spettacolo della serata.
Ripartiamo per avvicinarci a casa e nelle vicinanze di L’Aquila facciamo la nostra ultima sosta.
Passando per Paganica transitiamo per un punto in cui la valle si stringe e forma una stretta gola, qui sorge il Santuario della Madonna d’Appari. Parcheggiamo nel posteggio a poca distanza dal santuario, passiamo per qualche decina di metri in una stradina incastonata tra la sopraelevata strada statale e il fiume, fino all’apparire del Santuario addossato alla parete di roccia del monte e al cui fianco si apre la galleria dove passa la statale. La chiesa si presenta con una stretta e alta facciata con campanile a vela, ma è all’interno che la nostra attenzione viene colpita dagli affreschi con storie della vita di Gesù con colori vivaci che ricoprono gran parte del soffitto e le pareti dell’irregolare presbiterio.

Uscendo dalla chiesa sul fianco destro si apre una piccola galleria pedonale scavata nella roccia e che porta nella parte posteriore della chiesa dove continua un sentiero e si può vedere una piccola cascata. Sulle rocce sommitali del monte sulla destra del Santuario si trova un calvario con tre croci, una grande al centro e due più piccole ed in secondo piano ai lati.
Non ci resta che avviarci verso l’autostrada che ci porterà verso casa, con negli occhi ancora le immagini di questa bella giornata passata in luoghi cosiddetti minori, ma che sono patrimonio importantissimo per la storia e l’identità del nostro splendido ambiente dell’appennino centrale.





