La Sentina

A volte ritornano, in situazioni, condizioni e modi diversi, ma ritornano.

Questo è il caso della riserva naturale regionale della Sentina nei pressi della città di San Benedetto del Tronto.

Eravamo venuti durante l’inverno per un trekking lungo i sentieri della riserva.

https://oltreilsentiero.altervista.org/mare-colline-calanchi-e-tracce-di-liquirizia/

Questa volta visiteremo la Sentina in una splendida giornata di fine primavera e con un metodo diverso, in sella alle nostre mountain bike.

Parcheggiamo nel posteggio vicino all’uscita della superstrada che arriva da Ascoli Piceno.

Scarichiamo le bici e imbocchiamo il sentiero davanti a noi che ci porta subito all’interno della riserva.

Andiamo dritti direzione mare, si tratta di un ampio sentiero che ci avvicina al cuore della Sentina.

In bici lungo i sentieri della Riserva Naturale Regionale della Sentina

Sulla nostra destra un campo pieno di uccelli, per il resto solo normali campi coltivati.

Arriviamo all’incrocio con la sterrata che cammina parallela al mare e subito di fronte a noi si apre un sentiero che si butta a capofitto verso la spiaggia, ci attira troppo e senza nessun indugio iniziamo a percorrerlo.

Inizio sentiero del Palazzo

Si tratta del sentiero del Palazzo, che rasenta un grande casolare, imponente, ma con i segni del tempo che si vedono eccome. Il tetto è crollato in vari punti, sui muri troviamo una casetta per uccelli e le vecchie “campane” in ceramica porta fili della luce.

Sentiero con sullo sfondo il grande casolare

Passiamo dentro un bel canneto che ci avvolge e ci fa da tunnel, ritorniamo allo scoperto nel tipico paesaggio della riserva e in fondo alberi e ancora più avanti il mare.

Il passaggio è stretto, proseguiamo fino a che la terra non lascia spazio alla sabbia, scendiamo dalla bici e percorriamo gli ultimi metri a piedi fino a scoprire un ambiente di dune e una spiaggia incontaminata, raro esempio nelle Marche, con sabbia e tanti tronchi di alberi portati dal mare e dal vicino fiume Tronto.

Spiaggia con tronchi d’albero

Alla nostra sinistra la spiaggia si distende incontaminata e placida, oltre che tranquilla fino alle prime case di San Benedetto, mentre sulla destra non molto distante è la foce del fiume Tronto, che fa da confine tra le Marche e l’Abruzzo, oltre la foce le prime case di Martinsicuro.

Vicino alla spiaggia, proprio a lambire le dune, vi è anche un casolare, anche questo molto grande e anche questo con impressi i chiari segni del tempo e dell’abbandono.

Casolare vicino alla spiaggia

Ritorniamo per il percorso fatto all’andata e una volta arrivati sulla sterrata parallela al mare, prendiamo a sinistra verso la foce del Tronto.

Facciamo una piccola deviazione verso una capannina per il birdwatching (ne troveremo diverse lungo l’intero percorso).

La capannina si apre su un laghetto e sul tipico ecosistema umido della riserva.

Laghetto

Panorama rilassante e sarebbe bello fermarsi a contemplare di più e magari attendere e vedere qualche uccello levarsi in volo, uscendo dalla vegetazione o dai canneti che circondano il lago.

Ma la nostra voglia di scoperta è grande e proseguiamo il nostro giro.

Ci dirigiamo ancora sulla sinistra e quasi alla fine del rettilineo prendiamo un altro piccolo vialetto che ci porta al secondo posto di avvistamento che si apre su un altro laghetto con abbondante vegetazione palustre.

Laghetto visto dalla capannina di avvistamento

Riprendiamo il percorso di avvicinamento alla foce del Tronto e davanti a una casa si apre un bivio, prendiamo prima la strada di destra che tra canneti e l’argine del fiume alla nostra destra ci porta diritti alla foce del Tronto.

Davanti a noi un piccolo molo che si incunea per 20/30 metri nel mare Adriatico.

Molo sulla foce del fiume Tronto

Sul molo sono ammassati parecchi tronchi di alberi che l’acqua e il tempo ha levigato e scolpito come moderne installazioni artistiche; in fondo al molo c’è un solitario pescatore, non lo disturbiamo e rimaniamo a un po’ di distanza.

Scendiamo sulla spiaggetta sottostante da dove si nota bene l’erosione che c’è stata e che ha creato un dislivello di 3/4 metri, davanti a noi a pochi metri ci sono le prime case dell’Abruzzo.

Dal molo invece, girandoci verso la terra, si apre proprio un bel panorama.

Torniamo indietro e lungo il percorso troviamo un’altra casetta di avvistamento, anche qui andiamo a sbirciare, poi torniamo fino alla casa e al bivio e questa volta prendiamo a sinistra dell’immobile.

Arriviamo diritti alla spiaggia che in questo punto si potrebbe dire sia il cimitero dei tronchi di albero, talmente tanti ne sono stati spiaggiati.

E’ molto bello vedere queste spiagge incontaminate con la vegetazione che arriva fin quasi a toccare l’acqua del mare e le dune sabbiose che si frappongono tra alberi e arbusti.

La sensazione che ci ha dato è quella di una natura selvaggia che ha resistito chissà come all’antropizzazione, alla cementificazione e allo sfruttamento della costa.

Passiamo tra le staccionate che in questo punto sono numerose e camminiamo un po’ sul sentiero che passa tra la spiaggia e la vegetazione fino ad arrivare più o meno dove eravamo usciti con il sentiero del Palazzo.

Torniamo indietro e passiamo nel lungo rettilineo parallelo al mare, fino ad arrivare al cuore della riserva, la parte centrale che presenta un bel laghetto che si spinge praticamente fino alla spiaggia.

Laghetto vicino alla Torre sul porto

In fondo al sentiero rettilineo che va verso il mare, si staglia la Torre sul porto, un fortino costruito a difesa delle incursioni di pirati e briganti.

Sentiero con sullo sfondo la Torre sul porto

La torre ottagonale risale all’anno 1547, della fine del 1600 è invece la costruzione addossata alla torre che serviva per ospitare una guardia armata a difesa del vicino porto fluviale e anche per la sorveglianza sanitaria.

Torre sul porto

Vicino alla torre troviamo un piccolo giardino botanico, davvero molto triste, fatto di riquadri che dovrebbero contenere specie di spezie e piante odorose, ma che in effetti è invaso da alte erbacce.

Davanti la torre inoltre vi è un cartello che parla della liquirizia, pianta che in quel punto è abbondantemente presente.

Pianta di liquirizia

Sul fianco della Torre vi è un’altra casetta di avvistamento, che si affaccia su uno splendido laghetto che arriva praticamente alla spiaggia e che è l’habitat della testuggine palustre, noi però non vediamo nessuna tartaruga, ma solo un grande numero di rane che gracidano insieme.

Una delle rane nel laghetto

Dalla parte opposta del laghetto ci affacciamo su un altro specchio lacustre più grande.

Laghetto più grande

Torniamo indietro e continuando verso nord prendiamo il sentiero successivo che costeggia la parte opposta del laghetto appena visto.

Poi ancora verso nord fino ad un bivio, qui prendiamo a destra per un bello e rilassante vialetto alberato che corre al fianco di un torrente che va a sfociare nel vicino mare Adriatico.

Vialetto alberato

Scendiamo fino alla spiaggia, siamo sul limite della riserva della Sentina che è delimitata proprio dal piccolo torrente, più a nord inizia San Benedetto con la frazione di Porto d’Ascoli.

Attraversiamo il ponticello e ci dirigiamo proprio verso il centro città, attraverso un sentiero che passa tra la vegetazione e termina tra le prime case di San Benedetto, al primo incrocio prendiamo a destra e da qui qualche centinaio di metri su strada e poi su pista ciclabile che ci porta con un lungo rettilineo fino alla zona centrale della città, la rotonda Giorgini e da qui attraverso via Secondo Moretti fino a via XX Settembre, dove ci fermiamo a fare merenda con una pizza e una bibita da Pomorilla.

Rotonda Giorgini e sullo sfondo il faro

Torniamo indietro rifacendo la stessa strada dell’andata lungo il lungomare che dobbiamo dire è molto ben curato.

Ripercorriamo interamente da nord a sud la riserva fino ad arrivare all’auto.

E’ stato proprio bello approfondire la conoscenza della riserva della Sentina, questo luogo dalla notevole importanza ambientale, per la sua flora, fauna e per i diversi ambienti presenti.

Affascinante è comunque il senso di selvaggio che la riserva ci ha trasmesso, questo essere intatta che la rende unica nelle Marche e sicuramente un luogo che vale assolutamente la pena di visitare nella sua interezza, sia che lo si faccia a piedi oppure in bici, ma sempre ascoltando quello che la natura ci sussurra.

Per informazioni: https://www.riservasentina.it/

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