L’appennino perduto

Oggi vogliamo scoprire una zona molto suggestiva dell’entroterra marchigiano.

Per la precisione siamo in provincia di Ascoli Piceno, all’interno del comune di Acquasanta Terme.

Dalla valle saliamo in auto tra le curve fino a raggiungere i 660 metri del borgo di Tallacano.

La strada è percorribile fino alla parte bassa di Tallacano, dopo di che può essere percorsa solo da mezzi autorizzati.

Lasciamo quindi l’auto nella parte bassa del paese, in un piccolo slargo su una curva davanti a una piccola cascatina.

Indossate le scarpe da trekking e presi i bastoncini partiamo iniziando a percorrere le vie del piccolo borgo.

Tallacano è davvero un paese incredibile.

Veduta di Tallacano

Di una bellezza notevole, solo scalfita dalle ferite del terremoto del 2016/2017 che ne ha provocato lo spopolamento totale e che però ha lasciato intatto il fascino di questo borgo costruito nella roccia.

Borgo che avevamo visitato anche in passato, quando era ancora abitato da una manciata di persone, che ci avevano ricordato che nel passato (non molto lontano) Tallacano aveva una popolazione stabile composta da un buon numero di abitanti che coltivavano le zone che ora sembrano montagna, proprio di fronte al paese.

Foto dell’anno 2006
Tallacano anno 2006

Purtroppo ora il paese non sembra popolato, anche se nella parte alta notiamo case ristrutturate e che sembrerebbero abitate, una ha anche un piccolo orto curato.

Tallacano oggi

La sensazione che emana Tallacano è davvero di un luogo magico, di un luogo dove il tempo si è davvero fermato, un luogo che ti parla in ogni suo punto.

Tallacano oggi

Tallacano non si può descrivere, è da vedere e rimanere meravigliati.

Dopo il bel giro del paese, nella parte alta iniziamo a percorrere la strada brecciata che in circa 2 Km, tra bei panorami e tanta acqua che scorre da tutte le parti, ci porta alla frazione di Poggio Rocchetta, dove finisce la strada.

Poggio Rocchetta visto dalla strada di accesso (Foto di Pier Paolo Gattari)

Attraversiamo la piccola frazione, anche questa costruita sulla roccia.

Alla fine un pugno di case, ma affascinanti nel loro insieme.

Il piccolo borgo di Poggio Rocchetta

Begli scorci anche qui con bei passaggi su roccia, alcuni anche esposti, ma dal grande impatto visivo.

Passaggio esposto dopo Poggio Rocchetta

Da qui prendiamo per Agore e seguiamo il sentiero in larga parte su roccia arenaria, sopra cui in questo periodo passa in diverse parti un piccolo torrente di acqua.

Bisogna fare attenzione in alcune parti a non scivolare.

Lungo il sentiero

Avanziamo direzione grotta del Petrienno.

Il sentiero non è sempre ben segnalato, ma facilmente intuibile.

Dopo un po’ passiamo vicino a una cascata che si trova qualche metro sotto il sentiero.

Scendiamo per ammirarla da vicino.

Proseguiamo alla ricerca della grotta del Petrienno che purtroppo non è minimamente segnalata e facciamo molta difficoltà a trovarla.

All’altezza di un grosso banco di arenaria (subito prima) che degrada verso il fiume, scendiamo verso il corso d’acqua e ci troviamo di fronte alla grotta del Petrienno, con le sue costruzioni in pietra all’interno.

Di fronte alla grotta del Petrienno

Le costruzioni erano unità abitative e stalle usate in passato dai pastori.

Dal fiume non si riesce ad attraversare per la troppa acqua.

Andiamo così verso la cascata del Petrienno per vedere se riusciamo a passare dietro, come si dovrebbe per accedere alla grotta.

La cascata del Petrienno

La portata d’acqua del fiume è notevole e desistiamo.

Peccato, sarà per un’altra volta.

Ritorniamo sul sentiero e proseguiamo fino ad arrivare a una cascatina che scende dalla roccia e con dietro una grotta.

Cascatina che scende sopra la grotta

Il luogo è simile alla grotta del Petrienno, ma la grotta è più piccola, senza costruzioni e la cascata che scende avanti è sicuramente di modesta entità.

Pochi metri dopo arriviamo alla cascata di Agore, incassata tra le rocce e a chiusura della valle.

Cascata di Agore

Belli gli ambienti e le cascate.

Davvero un luogo magico e dal fascino discreto, di quei luoghi poco conosciuti che si svelano, con tutta la grande bellezza, a chi si avventura in queste zone.

La valle è chiusa e quindi dobbiamo tornare indietro per cercare il sentiero per salire ad Agore.

Anche qui purtroppo dobbiamo dire che la segnaletica è assente e non abbiamo così nessun aiuto.

Andiamo avanti ragionando sulla posizione.

Proviamo un primo sentiero che sembra condurre in alto, ma ben presto torniamo indietro.

Non è quello giusto.

Dobbiamo così tornare indietro, oltre la grotta del Petrienno e prendere un sentiero su una curva, poco visibile.

Saliamo sperando sia quello giusto.

Piano piano prendiamo quota fino a giungere ad incrociare un altro sentiero (dovrebbe essere quello che arriva da Poggio Rocchetta)

Questo sentiero è segnalato con le strisce bianco rosse.

Il sentiero è tutto (o quasi) su arenaria e sale abbastanza ripidamente verso Agore.

Dopo un po’ che saliamo iniziamo a trovare la neve, sempre in maggior quantità.

Per questo facciamo ancora più attenzione, fino ad arrivare in vista delle prime case di Agore.

In vista di Agore

Entriamo nel piccolo borgo che presenta una via in salita e la chiesa di San Donato di fronte a noi, in fondo alla via.

Agore

Sopra la chiesa una fonte e qualche altra casa, ma tutto intorno regna il silenzio ovattato dalla neve.

La chiesa di San Donato

Purtroppo il paese sembra disabitato, anche se sulla strada notiamo segni di pneumatici sulla neve che ci fa pensare che qualcuno sia stato qui da poco.

Panorama da Agore

Scendiamo lungo la strada innevata fino ad arrivare, dopo circa 2 Km, presso la chiesa del XVI secolo di San Silvestro, chiusa, ed esternamente in buone condizioni.

Chiesa di San Silvestro

Continuiamo per poche centinaia di metri fino a giungere presso una curva dove si trova un curioso monumento.

Troviamo una panchina rossa contro la violenza sulle donne, un lavatoio e un gran numero di oggetti di varie tipologie messi tutti insieme.

Tutto questo per un bizzarro “monumento”.

Il bizzarro “monumento”

Dopo alcune centinaia di metri arriviamo al borgo fantasma di Rocchetta.

Rocchetta

Anche questo è un luogo molto suggestivo con i resti delle case costruite nella roccia, anche in aeree posizioni molto ardite.

Case costruite nella roccia a Rocchetta

Qui il tempo è fermo già da diverse decine di anni, esattamente da inizio anni 70 del 1900.

Rocchetta nel 2011
Rocchetta nel 2011

Fantastico vedere come l’uomo si era adattato a vivere nel territorio costruendo case in modo così spettacolare.

Resti di case costruite nella roccia a Rocchetta

Dall’inizio del borgo una stradina scende a una casa in buone condizioni.

Panorama da Rocchetta

Qui scendendo prendiamo il sentiero a destra, che non sempre segnalato (in alcuni tratti bisogna andare avanti facendo attenzione a non perdersi) scende al fiume in poco più di 1 Km.

Qui troviamo una cascata, un ponte in pietra per attraversare il fiume e una curiosa e spettacolare cascatina che scende all’interno della roccia e tramite una piccola spaccatura va verso il fiume.

In fondo alla grotta la cascatina che esce dalla roccia (Foto di Pier Paolo Gattari)

Dopo il ponte risaliamo il sentiero per poche decine di metri fino a raggiungere la strada che da Tallacano va a Poggio Rocchetta.

Da qui in 1,5 Km torniamo a Tallacano.

Poche decine di metri prima dal borgo prendiamo la deviazione sulla destra con indicazione chiesa di San Pietro e Sasso Spaccato.

Saliamo in decisa ascesa sempre con terreno in pietra arenaria, con l’acqua che vi scorre sopra.

Salendo possiamo godere di un bel panorama sul borgo di Tallacano e sulle montagne vicine.

Panorama su Tallacano

Dopo circa 15 minuti di cammino arriviamo alla chiesa di San Pietro.

Chiesa di San Pietro e panorama

La chiesa è in bella posizione su una piccola spianata.

La chiesa è ristrutturata e in buone condizioni.

Sul portale è incisa la data del 1569 e la costruzione è semplice ma bella.

Notevole è anche il panorama dalla chiesa.

Da qui in circa 15 minuti si arriverebbe al caratteristico e suggestivo Sasso Spaccato, canyon naturale, lungo una cinquantina di metri.

Ma in pochi minuti si farà notte e dobbiamo ritornare per i nostri passi verso Tallacano.

Pubblichiamo una foto di una precedente escursione.

Sasso spaccato nel 2011

Arriviamo così a Tallacano e mentre le ombre della sera si allungano sul borgo, lasciandolo sospeso nel tempo e dando un tocco di mistero al piccolo abitato, arriviamo all’auto proprio nel momento in cui la notte prende il posto del giorno.

Le ombre della sera su Tallacano

Alla fine abbiamo percorso 13,75 Km di un meraviglioso trekking in questa splendida zona che è l’appennino perduto.

Il trekking è adatto a tutti, basta avere un minimo di preparazione e orientamento. (Dato che i sentieri sono poco segnalati)

Necessarie calzature da trekking, pantaloni lunghi, cappellino per il sole, acqua (lungo il percorso ci sono un paio di fonti) e vivamente consigliati i bastoncini.

Tallacano visto da Rocchetta (Foto di Pier Paolo Gattari)

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