Pale, il Menotre e le sue cascate

Oggi ci dedichiamo alla scoperta di un angolo di Umbria, al confine con le Marche.

Una zona che per anni è stata di passaggio per gli spostamenti da est a ovest e viceversa.

Con la costruzione del tratto di superstrada che da Muccia (MC) collega Foligno (PG) il passaggio non c’è più.

Ma paradossalmente la zona ora è più frequentata che in passato.

Si è riscoperta, anche grazie ai social media, la vocazione turistica, che attrae chi vuole scoprire nuovi luoghi o magari chi è in cerca di un luogo riposante dove passare qualche ora.

Pale è uno di questi luoghi, per decenni ignorato dai turisti, ma ora con un discreto giro di presenze, anche grazie alle sue bellezze naturali e artistiche.

Arriviamo passando vicino all’ex cartiera e vicino a cascatelle e piccoli canali che passano a fianco della strada.

Arriviamo a un parcheggio sterrato a due passi dal centro storico di Pale.

Muniti di scarpe da trekking e bastoncini entriamo nel centro storico.

Da piazza Elisei inizia la discesa per la scoperta delle cascate generate dal fiume Menotre.

Partenza del percorso

La discesa è su gradini ed è abbastanza ripida.

Lungo la discesa

Bel percorso tra le pareti di roccia e la vegetazione fino ad arrivare a quel che resta di villa Elisei.

I resti di villa Elisei

A pochi metri dalla villa si trova la prima cascata del Menotre.

Prima cascata del Menotre

Bella cascata che scende dal paese di Pale con un bel salto.

Lo scrosciare dell’acqua è l’unica cosa che rompe la quiete e il silenzio del luogo.

Giriamo intorno alla villa Elisei tramite un sentierino che parte poco dopo aver superato le mura della villa.

Arriviamo in vista di alcuni piccoli salti del fiume e soprattutto all’inizio di un tunnel sotterraneo aperto che procede in decisa discesa.

Tunnel sotterraneo

Percorriamo solo pochi metri, poi iniziamo a trovare gruppi di pipistrelli infastiditi dalle nostre luci frontali.

Rimaniamo con il mistero di dove possa arrivare questo cunicolo.

Chissa…….

Riprendiamo la strada in discesa verso la seconda cascata.

Bello il sentiero con tratti tra roccia e scalini naturali.

Lungo la discesa

Arrivati vicino alla copertura del cunicolo di cui abbiamo parlato poco sopra, usciamo dal sentiero principale per scendere alla seconda cascata che si può raggiungere sia sulla sponda destra che sulla sinistra del fiume.

Incrocio con il tunnel

Anche questa è una bella cascata, da rivedere in un periodo nel quale ci sarà più acqua per ammirarla in tutta la sua bellezza.

La seconda cascata

Torniamo indietro, ma prima di ritornare al sentiero principale, prendiamo sulla parte destra del fiume il sentiero che ci porta in pochi metri al belvedere alto sulla terza cascata.

La terza cascata vista dal belvedere alto

Tornati sul sentiero, ricominciamo a scendere e in pochissimi minuti arriviamo alla terza cascata, detta il velo della sposa per la sua conformazione.

Terza cascata

A fianco della cascata, sulla destra si entra nella grotta che corre dietro la cascata stessa.

In grotta si sono formate tante concrezioni che rendono l’ambiente fantastico.

Percorrendo la piccola grotta ci si può affacciare a mezza altezza sul fianco sinistro della cascata.

La cascata vista dall’affaccio a mezza altezza

Dalla terza cascata si può continuare fino al parcheggio Altolina, oppure tornare indietro per lo stesso sentiero appena percorso.

La salita è abbastanza ripida, ma vale la pena rifare il sentiero al contrario in modo da avere altre angolazioni e poter notare altri particolari.

In definitiva una bella escursione, semplice e breve, ma che da parecchia soddisfazione.

Arrivati in paese ci dirigiamo verso il ristorante L’Abbadessa dove abbiamo prenotato il pranzo.

Ordiniamo strengozzi fatti in casa al tartufo, pappardelle al cinghiale, prosciutto e bruschetta al tartufo, frittata al tartufo, spezzatino di agnello tartufato, zuppa inglese e caffè.

Tutto davvero buono, a un prezzo medio, ma sicuramente un rapporto qualità prezzo davvero ottimo.

Ci intratteniamo anche con il simpatico proprietario del ristorante che ci racconta un po’ della vita nei borghi della zona.

I tartufi
La cantina del ristorante

Dopo il buon pranzo ci spostiamo di pochi metri verso le grotte dell’Abbadessa per cui abbiamo prenotato l’entrata delle ore 16:00.

Per saperne di più:

https://paledifoligno.it/tours/grotte-pale/

Entriamo, paghiamo i 6,00 € del biglietto e indossiamo il nostro caschetto di protezione con luce frontale annessa e i guanti per non rovinare le concrezioni.

Scendiamo con la nostra guida dentro l’antro della terra per avventurarci all’interno delle grotte.

Scendiamo in grotta

Nel XII secolo le grotte erano già chiamate dell’Abbadessa e furono visitate dalla regina Cristina di Svezia e da Cosimo III gran duca di Toscana.

Formate dal fiume Menotre, all’interno le grotte mostrano tante concrezioni, sia stalattiti che stalagmiti e colonne.

Tra stretti passaggi, a volte particolarmente stretti, passiamo da una sala all’altra.

Molto suggestivi gli ambienti ipogei, con le stalattiti che incombono “pericolosamente” come spade sulle nostre teste.

Arrivati all’ultima saletta la nostra guida ci propone l’esperimento di spegnere ogni luce e rimanere completamente al buio per due minuti.

Possiamo udire lo stillicidio dell’acqua e poi passati i due minuti ci possiamo scambiare le sensazioni personali.

Torniamo indietro verso l’uscita, dopo questa bella esperienza all’interno delle grotte dell’Abbadessa.

Usciti dalle grotte facciamo un rapido giro nel centro storico di Pale, con visita alla chiesa di San Biagio che presenta qualche bella tela e poi un rapido giro sulle mura.

Ci sarebbe anche l’eremo di Santa Maria di Giacobbe, in spettacolare posizione, raggiungibile con circa 25 minuti di trekking sul monte Pale e che per la visita bisogna prenotare.

Panorama sull’eremo di Santa Maria di Giacobbe

Per info:

https://paledifoligno.it/tours/eremo-di-santa-maria-giacobbe/

Dell’eremo pubblichiamo qualche foto di visite fatte in passato.

Si conclude così la visita di Pale e delle sue bellezze.

Il luogo ci ha davvero colpito per la varietà di opportunità che offre, ma anche per il paese curato e valorizzato con canali “alla Rasiglia”

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