Dopo aver visitato il borgo di Sant’Agata dei Goti https://oltreilsentiero.altervista.org/un-borgo-da-scoprire/ ci dirigiamo verso lo Yellow Park Hotel di Forchia (BN).
La camera è spaziosa e pulita, il personale gentile, la colazione non offre una grandissima varietà di scelta, ma in complesso l’hotel è decisamente valido ad un prezzo davvero basso.
Rapporto qualità prezzo davvero alto.

Dopo la colazione ci muoviamo verso la meta di giornata che si trova a una trentina di chilometri, passando lungo la statale Appia.
Oggi visiteremo la reggia di Caserta.

Arriviamo a Caserta e cerchiamo un parcheggio dove lasciare l’auto.
Con molto dispiacere, al nostro arrivo scopriamo che il parcheggio coperto Reggia Parking srl che si trova sotto piazza Carlo di Borbone (proprio davanti alla reggia) è chiuso.
Ci dirigiamo così al parcheggio Jolly che si trova a circa 700 metri dall’entrata della reggia, per poco meno di 10 minuti a piedi.
Costo parcheggio € 15,00 tutto il giorno.
Arrivati alla reggia entriamo con i nostri biglietti.
Per info su costi e orari:
https://reggiadicaserta.cultura.gov.it/
Entriamo depositando i nostri zaini, che non sono ammessi all’interno della reggia.
Nella nostra visita non sarà compreso lo splendido Teatro di Corte che è visitabile solamente nei giorni di sabato e domenica.
Entriamo dal cosiddetto Cannocchiale, una galleria che ci permette di vedere da una parte le vasche e le fontane del parco e dall’altra la strada diritta che nel 1700 portava a Napoli, ora la visuale è chiusa dalla stazione ferroviaria.

Davvero una bella visione prospettica.
Da qui entriamo dentro i locali della reggia, passando per il fantastico scalone d’onore, davvero maestoso e con due leoni in marmo che vigilano alla fine dello scalone.

La reggia nacque dall’incontro del sogno di re Carlo di Borbone con il genio di Luigi Vanvitelli.
Nel 1752 venne iniziato il cantiere che portò a una delle più stupefacenti e meravigliose costruzioni del genio umano.
Ma ritorniamo all’interno della reggia.
Dopo uno sguardo dall’alto dello scalone d’onore, con di fronte a noi in fondo la statua romana di Ercole a riposo, alta ben 3 metri.

In alto vediamo il soffitto affrescato, sotto la volta si disponevano i musicisti che accoglievano il corteo reale.

Saliamo al piano superiore dove subito ci muoviamo verso la cappella Palatina con colonne classicheggianti, alcune delle quali riportano ancora i segni del bombardamento del settembre 1943.
Comunque l’effetto della cappella è notevole con la sua altezza, le sue possenti colonne e il soffitto con stucchi dorati.

La cappella è consacrata e la domenica viene officiata la messa.
Iniziamo così a vagare per le stanze reali, tra una sala e l’altra, tutte particolarmente belle e con affreschi e dipinti di grande pregio ed effetto.

Tra tutte la sala del trono è la più maestosa con i suoi 40 metri di lunghezza.

Da qui un susseguirsi di sale fantastiche, quasi tutte affrescate, almeno nel soffitto, e contenenti begli arredi d’epoca.

La sala d’Astrea, la sala delle Quattro Stagioni, la sala di Alessandro, lo studio di Ferdinando II, il boudoir di Maria Carolina e tante altre ancora.
Poi gli appartamenti reali.

Troviamo anche un precursore dell’ascensore.

Si tratta di una cabina con sedile per farsi trasportare da un piano all’altro.
E ancora culle, mobili di grande bellezza, letti, antichi giochi, splendidi lampadari.


Proseguendo troviamo la biblioteca palatina disposta in tre sale per un grande numero di libri, troviamo anche mappamondi e un cannocchiale.


Arriviamo così alla sala ellittica dove è conservato un grande presepe, davvero monumentale.

Seguono le sale con i quadri che raffigurano i porti del regno di Napoli.

Davvero spettacolare l’interno della reggia.
Ma vediamo l’esterno e cioè il grande parco.

Innanzitutto per visitare al meglio il parco decidiamo di noleggiare le bici elettriche che troviamo all’uscita del palazzo.
Il costo è di € 6,00 l’ora, ma a cosa fatta possiamo dire di averli spesi bene.
Iniziamo il nostro giro immergendoci nel parco che è formato da tutti vialetti alberati.
Il primo incontro è con la Castelluccia, una torre inserita in una piccola cittadella, in parte con fossato a protezione.

Molto bella, con tanti fiori colorati che le fanno da contorno.

Di fronte troviamo anche diversi alberi secolari.

Scopriamo anche la parte del bosco vecchio, la più antica del parco reale e tra statue e vialetti arriviamo alla peschiera, utilizzata un tempo per l’allevamento di trote, carpe e anguille.

Al momento la peschiera è visibile da una certa distanza perchè sono in corso i lavori di restauro.

Arriviamo così alla fontana Margherita, il terminale della via d’acqua che scende dalla collina.

Si passa così alla fontana dei delfini, poi iniziamo le grandi vasche tra una fontana e l’altra.

Eccoci alla fontana di Eolo con dietro una grotta che corre alle spalle della fontana e delle sue statue.

Si prosegue con la fontana di Cerere, nel frattempo tra una fontana e l’altra ci gustiamo il magnifico scenario, con prospettive davvero fantastiche.

Arriviamo così alla fontana di Venere e Adone, anche questa con splendide sculture, fino alla fontana di Diana e Atteone che, anche questa splendida, raccoglie le acque che scendono dalla cascata alle spalle, che ha il suo culmine nel Torrione.

Purtroppo per lavori di manutenzione non si può proseguire fino alla cima, ma ci dobbiamo fermare alla fontana di Diana e Atteone.

Dalla sommità ritorniamo alla partenza per restituire le bici elettriche.
Prendiamo il vicino bus navetta (costo 2,50 € andata e ritorno) per risalire fino alla fontana di Diana e Atteone per poter visitare il Giardino Inglese che è percorribile solamente a piedi.
Il primo incontro è con il tempio italico, con finti resti archeologici ispirati ai templi di Paestum, fusi con due antichi bassorilievi provenienti da Capua.

Arriviamo così all’Aperia con un emiciclo neoclassico e al centro la statua romana di Flora; poco dopo si arriva alla Piramide.

Il prossimo incontro è quello con la fontana del pastore, che prende il nome dalla scultura di un pastore che suona uno strumento musicale a due canne.
Passando per un sentiero che sembra uscito da un film di Indiana Jones arriviamo al fantastico Criptoportico.

Qui un finto criptoportico con crepe e falsi crolli contiene statue antiche provenienti dalla collezione Farnese.

Davanti al Criptoportico si trova il Bagno di Venere per un insieme davvero meraviglioso, un colpo d’occhio di grande fascino.
Il Bagno di Venere presenta una Venere in marmo e il luogo è magico, ricco di acque e habitat per felci e capelvenere, ci sono anche pesci e gamberi di fiume.

Scendiamo al laghetto che accoglie uno scenografico tappeto di ninfee fiorite.

Al centro un’isoletta con un tempio diruto ispirato all’antichità.

Il tempio è attualmente in ristrutturazione.
Ci spostiamo così alle serre: due settecentesche e le altre più moderne che raccolgono tantissime specie di piante.

Le serre di Graefer prendono il nome dall’ideatore del giardino e delle serre: John Andreas Graefer.
Il progetto è quello di salvaguardare le serre anche tramite la vendita delle piante ivi presenti.
Tra le tante piante veniamo colpiti dalla sezione di quelle carnivore.

Nelle serre sono anche presenti attrezzi originali che venivano utilizzati nel 1700 e nel 1800.

Davvero bella anche questa parte del giardino.
Proseguiamo, tra grandi piante, tra i vialetti del giardino fino ad arrivare al tempietto ispirato a quello della Sibilla di Tivoli.

E ancora l’obelisco e la cappella gotica inquadrata da un viale di cipressi.
Usciamo così dal varco più in basso del giardino, all’altezza della fontana di Eolo, dove prendiamo la navetta e torniamo al palazzo reale.
Dopo tanta bellezza ed emozioni usciamo dalla Reggia di Caserta, per riprendere l’auto al parcheggio, per spostarci verso la meta che segnerà la fine della giornata.
Dopo dodici chilometri in salita arriviamo a Casertavecchia per scoprirla e per la cena.
Arriviamo al tramonto e parcheggiamo appena fuori del centro storico che è completamente ZTL.
Innanzitutto ci fermiamo nel belvedere ad ammirare il panorama che spazia sopra Caserta e la pianura, oltre a Napoli e le due isole di Ischia e Capri in lontananza.

Entriamo in centro a fianco della rocca, passiamo un arco e per viette ci avviciniamo alla bella torre campanile del Duomo con il suo arco ogivale su cui poggia e poi le bifore, le colonnine e i torricini nella parte sommitale.

Prima di arrivare alla piazzetta del Duomo entriamo nella chiesa dell’Annunziata, con interno semplice con un grande arco che precede il presbiterio con volte a crociera.

La facciata è molto interessante nella parte superiore.

Ancora pochi passi e arriviamo nella piazzetta dove prospetta il Duomo di San Michele Arcangelo, molto bella all’esterno (anche il lato lungo la strada) e notevolissimo anche all’interno.

La chiesa è del 1100, costruita in tufo grigio, ed è di stile romanico.

All’interno notiamo una scultura policroma della Madonna con Bambino.

Il bellissimo pulpito su colonnine con raffinati capitelli e con mosaico.

L’altrettanto bella sepoltura trecentesca del vescovo Giacomo Martono, notevole sia la tomba, sia il “tempietto” che la contiene, con gli affreschi conservati.

Dalla parte opposta notevole è anche la sepoltura, anche questa trecentesca, del conte di Caserta Francesco De La Rath con eleganti colonne tortili ai lati.

Notevole anche il pavimento cosmatesco davanti all’altare e l’imponente e bella cupola.

Semplice e bello anche l’antico fonte battesimale e gli animali in pietra che reggono le acquasantiere all’entrata.

Insomma uno scrigno di opere d’arte e di bellezza.
Usciti dal Duomo notiamo in piazza il palazzo vescovile e l’ex convento dei frati minimi, da qui girovaghiamo senza meta per le viette del borgo, molto suggestivo e pieno di ristorantini e localini.


Ritorniamo in piazza per la cena che consumeremo presso il ristorante Mastrangelo che si trova all’interno dell’ex convento dei frati minimi.

Mangiamo nel chiostro, ordiniamo antipasto rusticone e tagliere casertano, poi fettuccine ai funghi porcini e beef di marchigiana.



Qualità discreta, nulla di eccezionale, prezzo medio per un rapporto qualità prezzo sufficiente.

Camminiamo verso l’auto ripassando per le vie del tranquillo borgo di Casertavecchia illuminato dalle luci dei fari, che la rendono affascinante e misteriosa.


Ritorniamo così alla nostra base del Yellow Park Hotel di Forchia; il giorno dopo ci aspetterà un’altra giornata di piacevoli scoperte.
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