Come promesso nell’articolo https://oltreilsentiero.altervista.org/augusto-vitruvio-e-la-fanum-fortunae/ ritorniamo a Fano per visitare i resti romani sotto la mediateca e per il Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano.
La città di Fano offre tantissimi luoghi di interesse, che in parte abbiamo già visitato e raccontato nel precedente articolo che trovate al link sopra e anche in https://oltreilsentiero.altervista.org/pescatori-mare-e-statue-ripescate-tra-ritorni-sognati-e-ritorni-reali/.
Oggi continueremo nella nostra scoperta della città.
Arriviamo la mattina abbastanza presto diretti al “nostro parcheggio preferito”, lo Sferisterio che si trova lungo le mura che delimitano il centro storico.
Il parcheggio è a disco orario 90 minuti fino alle ore 19.
Entriamo subito nel centro storico passando per via Cavour e poi la prima traversa a destra verso la chiesa di San Paterniano.

Entriamo senza indugio in chiesa, un po’ scura, ma indubbiamente interessante.

La chiesa è intitolata a San Paterniano, patrono della città di Fano dove nacque nel 275 e della cui diocesi divenne vescovo. Il 10 luglio, in ricordo del trasferimento delle reliquie nella chiesa di Fano, viene festeggiato come patrono.
Interessante all’interno della chiesa, la copia di una tela del Guercino raffigurante “Lo sposalizio della Vergine” che in origine era qui alloggiata, ma che fu poi rubato alla fine del 1800 ed ora nella collezione della Fondazione CaRiFano.

Molto interessante anche la grandiosa cantoria lignea che incornicia il grande organo realizzato da Gaetano Callido nel 1775.

Da notare anche la cappella alla destra dell’altare maggiore, dedicata a San Paterniano, dove sono conservate le spoglie del santo conservate in una cassetta sotto il cuscino che sorregge la testa del simulacro di San Paterniano. Molto elegante la cappella.

Inoltre nella cappella alla sinistra dell’altare maggiore da notare una pala di Bartolomeo Morganti del 1530.

Usciamo dalla chiesa e ci spostiamo alla sinistra della facciata dove c’è una porta aperta che conduce all’attiguo chiostro del 1525 con eleganti archi e colonnine sormontate da capitelli, al centro del chiostro si trova un bel pozzo ottagonale.

Bello il chiostro, nella sua semplicità e purezza di forme.

Usciamo dal chiostro e passando per Via Bovio, Piazza Costanzi e Corso Matteotti arriviamo alla nostra prossima meta: la Mediateca Montanari, che si trova in piazza Amiani.
La Mediateca è alloggiata in un edificio costruito all’inizio del 1900, già sede di una scuola elementare.

Entriamo dalla moderna appendice sul retro dell’edificio e ci dirigiamo verso la reception, dove una gentile addetta, scendendo una scalinata che parte dall’entrata ci accompagna agli scavi archeologici che si trovano sotto la Mediateca.
Scesa l’ultima scala ci si aprono davanti degli splendidi scavi archeologici.


Siamo al cospetto dei resti di un Augusteo, tempio dedicato alla venerazione degli imperatori e di cui è presente un modellino con un’ipotesi ricostruttiva dell’originale edificio.

Il tempio risale al primo secolo avanti Cristo ed è davvero affascinante come sia inquadrato nell’ipogeo della Mediateca.

Restiamo estasiati a contemplare per qualche minuto i cospicui resti e poi risaliamo salutando e ringraziando la gentile addetta della Mediateca.

Usciamo e ci dirigiamo verso la nostra prossima meta che si trova a poche decine di metri, infatti passando per via Arco d’Augusto arriviamo davanti alla cattedrale di Santa Maria Assunta.

Entriamo per scoprire l’interno della cattedrale, subito i nostri occhi sono rapiti dal notevole pulpito realizzato con rilievi romanici raffiguranti episodi dell’infanzia di Cristo, davvero molto interessante.


Arrivati al pulpito scopriamo anche l’altra emergenza artistica della Cattedrale, si tratta della seicentesca cappella Nolfi affrescata dal Domenichino ad inizio 1600.

La cappella è un tripudio di affreschi, statue e decorazioni.
Molto interessante è anche la cappella dei Santi protettori con la tela di Ludovico Carracci dal titolo “La Vergine con i santi Orso ed Eusebio”.

Dalla Cattedrale ci spostiamo ora verso il Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano la cui entrata si trova in piazza XX Settembre, la principale della città.
Entriamo con la nostra Fano Visit Card che viene rilasciata gratuitamente dalle strutture ricettive di Fano e che deve essere attivata nell’app Visit Fano prima di accedere ai musei. La card una volta attivata ha la validità di 7 giorni (ma esiste anche quella che vale 14 giorni) per saperne di più: https://visitfano.info/fanovisitcard/
Entriamo… il museo si compone di quattro sezioni, iniziamo con quella delle ceramiche con reperti che vanno dal XIV al XVIII secolo. Qualche pezzo interessante come le anfore per farmacia.

https://museocivico.comune.fano.pu.it/
Passiamo ora all’attigua sala della sezione numismatica con una raccolta di monete romane dell’età repubblicana e di quella imperiale, ma ancora monete medievali e anche altre monete più moderne.
La collezione è piuttosto vasta e di una certa importanza.

Ora saliamo al piano superiore, in cima alla scala troviamo l’originale della statua bronzea della dea Fortuna che un tempo era posizionata nella omonima fontana in piazza XX Settembre; la statua è del 1593.

Siamo al piano superiore e ci troviamo di fronte a una elegantissima loggetta che si affaccia sul cortile del palazzo Malatestiano.

In fondo al piccolo corridoio si apre la porta che immette nella pinacoteca.
Entriamo senza indugio e iniziamo il nostro percorso tra grandi tele e grandi artisti.
La pinacoteca è davvero interessante con qualche pezzo di pregio che spicca sugli altri.
Troviamo diverse pale d’altare, leggiamo nomi come Giovanni Santi, padre di Raffaello Sanzio, Guido Reni, il Domenichino, il Guercino, Bartolomeo e Pompeo Morganti, Michele Giambono, il Maestro di Roncaiette, Mattia Preti e altri ancora, oltre al farsetto appartenuto a Pandolfo III Malatesta, abito con cui fu sepolto.

Proprio belle opere sono quelle contenute nella Pinacoteca, noi preferiamo tra le tante la Madonna col Bambino in trono fra i Santi Elena, Zaccaria, Sebastiano e Rocco, opera di Giovanni Santi.

Inoltre altra nostra preferenza va per il polittico Madonna con Bambino e Santi opera di Michele Giambono e del Maestro di Roncaiette.

Ci fermiamo un po’ a guardare queste opere così interessanti e poi scendiamo per proseguire nella visita del museo.
Passiamo avanti allo stemma in pietra della famiglia Boccacci, famiglia molto vicina ai Malatesta, bello tanto da essere stato scelto come simbolo del Museo fanese.

Ci aspetta a pianterreno, sotto il bel loggiato del cortile, la sezione archeologica, preceduta dal bel mosaico della pantera e da alcuni grandi reperti, come sarcofagi, grandi anfore e grandi ancore.


Entriamo nella parte archeologica che presenta alcuni pezzi di valore, come il mosaico rotondo che raffigura il Dio Nettuno a bordo del suo carro.

Inoltre urne cinerarie, lanterne, una spada, cippi funerari, iscrizioni varie, alcune statue tra cui quella acefala della dea Fortuna e la statua dell’imperatore Claudio.


Ancora alcune sculture di teste, di cui una femminile particolarmente interessante per la particolare e molto ben scolpita acconciatura e poi una testa di Ercole con la pelle di leone sopra il capo.


E poi anfore, piccole statuette in bronzo, pietre miliari e tanto altro ancora.

Anche la sezione archeologica non ci ha deluso, anzi….
Usciamo dal museo e siamo in piazza XX Settembre, l’attraversiamo per prendere via Ugolino de Pili e in poche decine di metri ci troviamo davanti alla chiesa di Santa Maria Nuova.

Entriamo e siamo subito rapiti da tre opere meravigliose, di valore assoluto.
Tre capolavori che ci lasciano silenti ad ammirare i colori, le fisionomie, i panorami, le espressioni, la grande forza emotiva; davvero un insieme meraviglioso.
Parliamo della Visitazione, splendida opera di Giovanni Santi, padre di Raffaello Sanzio.

Poi le due meraviglie dipinte da Pietro Vannucci detto il Perugino: L’Annunciazione e La Madonna in trono con il Bambino e Santi, sormontata da una lunetta che raffigura la Pietà e con sotto la predella con le storie della Vergine alla cui realizzazione ha partecipato forse anche il giovane Raffaello Sanzio.


Usciamo dalla chiesa per dirigerci verso l’auto percorrendo via Giovanni de Tonsis e via Bonaccorsi per poi sbucare in corso Matteotti proprio all’altezza della chiesa di San Tommaso Apostolo con facciata in stile neogotico.

Entriamo per una veloce visita, da segnalare la pala dell’altare maggiore che raffigura l’incredulità di San Tommaso opera del 1564 del pittore fanese Giuliano Presciutti.

Ancora pochi metri e davanti a noi in piazza Costanzi troviamo la chiesa ortodossa di Sant’Antonio Abate con all’interno la particolare iconostasi tipica delle chiese ortodosse.

Usciamo e vista l’ora decidiamo che è il caso si trovare un ristorante per il pranzo.
Scendendo lungo via Cavour giriamo per via Vecchia dove si trova L’Osteria della Peppa, il locale ci sembra caratteristico e decidiamo di entrare.

Anche l’interno è caratteristico, consultiamo il menù che offre molte pietanze che ci stuzzicano.
Non possiamo prendere tutto, ma prendiamo cibi diversi in modo da provare più cose possibili.
Iniziamo con Sformatino di squacquerone con funghi porcini e cialde di parmigiano e crostini con baccalà mantecato, oltre a piadina sfogliata a mano.
Inizio decisamente interessante, proseguiamo con Gnocchi ripieni di carne al tartufo nero estivo, Cresc’tajat di farina di mais con sugo di ceci e vongole e Conchiglie al brodetto.


Inoltre Tagliata di manzo accompagnata con tartufo, fonduta e salsa speziata.

Tutto davvero notevole, di ottima qualità.
Il prezzo non è economicissimo, ma il rapporto qualità prezzo è comunque buono, visto che la qualità è decisamente elevata.
https://www.osteriadallapeppa.it/
Concludiamo così il nostro ritorno a Fano, portandoci a casa tanta bellezza e emozioni per le nuove scoperte fatte quest’oggi.
Da non perdere: Mediateca Montanari, la Pinacoteca del Palazzo Malatestiano e la chiesa di Santa Maria Nuova
Dove mangiare: L’Osteria della Peppa